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La Val Rosandra raccoglie in se una somma di “combinazioni naturali”, frutto delle particolari condizioni climatiche, geologico-
La geologia della valle
La Val Rosandra, Riserva Naturale Regionale, è una valle di origine carsica profondamente incisa in rocce che prendono il nome di calcari. La sua origine è legata alla presenza di pieghe, faglie e sovrascorrimenti che hanno guidato l’erosione e la corrosione selettiva di calcari, marne ed arenarie.
I rilievi sono interessati dal carsismo ipogeo che ha prodotto nel tempo una complessa rete di grotte, gallerie e antri, alcuni anche visitabili.
La valle è decisamente particolare per quanto riguarda la vegetazione, condizionata dal clima, per la fauna e per l'interesse legato alla sua posizione geografica. E’ l’unico esempio di valle fluviocarsica del Carso triestino che possiede un torrente ed una delle poche in Italia. L'interazione fra roccia, vegetazione e posizione geografica contribuisce a fare della Val Rosandra un geosito di importanza mondiale. Un punto privilegiato per l’osservazione della Valle viene offerto dalle vedette di Moccò e di San Lorenzo dalle quali è possibile ammirare dall’alto il Torrente Rosandra, tutti movimentati da scarpate e balze rocciose, strapiombi, falde di detrito e grandi blocchi mobilizzati. Queste sono tutte testimonianze evidenti di diversi tipi di roccia (calcari, marne e arenarie) presenti e delle spinte geologiche esercitate in milioni di anni dalla tettonica. Il torrente ha dato forma alla Valle prende origine dalla confluenza di due corsi d’acqua le cui sorgenti si trovano in Slovenia, il Rio Grisa ed il Torrente Glínšcica, poco prima di uno spettacolare salto d'acqua di oltre 30 metri. Dopo la cascata il Rosandra scava una profonda forra (canale) in roccia, ricca di rapide, marmitte, cascatelle, meandri incassati e vasche. Il torrente Rosandra cambia continuamente di direzione poiché segue le fratture presenti nella roccia ma solo fino all’abitato di Bagnoli, dove le pendenze diminuiscono ed il torrente incide antichi depositi alluvionali, fino a sfociare in mare oltre la piana di Zaule. Dalle vedette è possibile ammirare anche la chiesetta di Santa Maria in Siaris. La chiesa assume un interesse anche geologico poiché è stata edificata sul corpo di un’antica frana generatasi per scivolamento planare lungo il fianco settentrionale del Monte Carso. Il Crinale è impostato su una faglia, il Monte Carso è l'espressione morfologica di una piega anticlinale, il torrente Rosandra scorre, in parte seguendo una piaga sinclinale, la conca di Draga Sant'Elia è una sinclinale con un fianco che presenta una faglia a forma di forbice.
Date le particoalri caratteristiche geologiche e geomorfologiche, vista la storia geologica antica e recente della Val Rosandra, non c’è da stupirsi che all’interno dei rilievi calcarei che circondano, siano numerose le cavità: s’incontrano ampie gallerie e angusti passaggi, grandi sale ricche di concrezioni e minuscoli vani (spazi chiusi) in roccia levigata, concrezioni di tutti i tipi e potenti depositi di riempimento testimoni di flussi d’acqua imponenti e vicissitudini geologiche, depositi fossiliferi e preistorici con tracce di storia recente.
Le cavità sono ben 112 e si sviluppano per quasi 20 km complessivi. La più profonda è la Fessura del Vento (930/4139 VG) con 143 m di dislivello; la più sviluppata in lunghezza (ma è anche la seconda per profondità con 108 m) è la Gualtiero Savi (5080/5730 VG) con 4180 m, seguita dalla Fessura del Vento con 2626 metri. Queste due cavità, con la Grotta delle Gallerie (290/420 VG) e la Grotta Martina Cucchi (4910/5640 VG), vanno considerate come facenti parte di un unico vasto ed articolato complesso di oltre 7 km di sviluppo, risultato di un’evoluzione carsogenetica, guidata dalle condizioni geologiche ed ambientali, veramente affascinante. La Caverna degli Orsi (5075/5725 VG), la Grotta di Crogole (535/2716 VG) e l’Antro di Bagnoli (76/105 VG), che si aprono nel Monte Carso, fanno a loro volta parte della complessa evoluzione del vicino Bacino di Occisla in Slovenia, dalla storia anch’essa interessante e varia.
I depositi storici e preistorici, le ampie ed estese gallerie riccamente concrezionate, i laghetti sotterranei, le grandi sale dal soffitto a “cassettoni” ingombre di massi e concrezioni, i depositi fluviali intrappolati nei cunicoli e nei pozzi, gli altri speleotemi, le sorgenti carsiche, le morfologie carsiche e quelle erosive, conferiscono alla Valle un fascino ambientale veramente unico, costituendo con le altre peculiarità fisiche, naturali e storiche un patrimonio naturale di gran valore.
La storia e l'archeologia della valle
La Val Rosandra è stata abitata dall'uomo già nella preistoria, probabilmente per la sua ricchezza di grotte carsiche, usate come luoghi di sosta. Tra le molte cavità frequentate quella che ha restituito i reperti più interessanti ed abbondanti è la Grotta delle Gallerie. Di epoca romana è l'acquedotto, in parte ancora visibile all'ingresso della Valle, costruito nel I secolo d.C. L'interno era fatto di mattoni e rivestito in cocciopesto; e serviva a rifornire d’acqua l’antica città di Trieste. Nel tardoMedioevo lungo il corso del fiume correva la via commerciale che serviva a trasportare sale, vino, olio fino alle zone centrali d’Europa. Dalle zone dell’entroterra provenivano grano e prodotti in ferro. Per il controllo delle vie commerciali vennero costruiti diversi castelli, tra i quali Moccò, Bottazzo e San Servolo. Probabilmente già nel 1200 circa venne costruita la chiesetta di Santa Maria in Siaris dalla Confraternita del SS. Sacramento, o dei Battuti, e presto divenne meta di pellegrinaggi. A metà del secolo XIX la Val Rosandra vide realizzarsi un'altra grande impresa: la costruzione della ferrovia Trieste – Erpelle. Furono costruite tre stazioni ferroviarie: Sant'Anna, Sant'Antonio in Bosco e Draga. Ora questo percorso non è più utilizzato come ferrovia, ma come pista ciclabile.

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