Una storia cominciata in mare
Il 30 agosto 2024 viene segnalata una balenottera comune di 10 metri spiaggiata nel porto di Trieste. Lo staff dell’Area Marina Protetta di Miramare recupera la carcassa e la affonda a circa 20 metri di profondità nel Golfo di Trieste, al largo di Muggia. Lì il mare fa il suo lavoro, lentamente, fino a lasciare solo lo scheletro. I ricercatori le danno un nome: Boralena.
Lo scheletro viene poi recuperato e restaurato dal Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione dell’Università di Padova. Dopo quasi due anni di lavoro, Boralena è esposta al pubblico per la prima volta nella sua interezza.
Due giganti del mare
A Grado Boralena condivide lo spazio con la Iulia Felix, la nave romana che riposò per secoli sui fondali dell’Alto Adriatico. Accanto ci sono una balena e un relitto, la storia naturale del mare e quella dell’uomo. Profondo Presente nasce da questo incontro e invita il visitatore a guardare il mare come un patrimonio da conoscere e da custodire, insieme biologico e culturale.
È la prima mostra temporanea del museo e apre una nuova stagione di esposizioni e attività educative.
Il percorso
Al centro della sala si trovano i 10 metri dello scheletro di Boralena. Intorno, il percorso alterna effetti immersivi, contenuti video e una grafica multilingue che accompagna il visitatore dalla scoperta della balena fino al suo ritorno in superficie. Le riprese aeree seguono il recupero dall’alto, mentre le immagini subacquee di Shoreline Soc. Coop. raccontano cosa è successo sul fondale. Il tavolo interattivo permette di approfondire la biologia della specie e la storia del recupero. La riproduzione 3D tattile rende l’esperienza accessibile a tutti, anche a chi non vede.
Per i più piccoli abbiamo realizzato il fumetto Boralena e il mare del passato, che viene regalato ai bambini in visita. Racconta la storia della balena con un linguaggio adatto alla loro età e porta la mostra anche fuori dal museo.
Dietro le quinte
Abbiamo progettato e allestito la sala che ospita Boralena, partendo da una sfida: far dialogare un reperto naturalistico e un relitto archeologico nello stesso spazio, senza che l’uno oscuri l’altro. Ci siamo occupati di tutto il racconto, dalle riprese con drone e dai contenuti multimediali alla grafica e ai pannelli, fino allo sviluppo del tavolo interattivo, della riproduzione 3D tattile e del fumetto. Il risultato è un unico progetto di comunicazione, coerente dal muro allo schermo fino alla carta.
Perché conta
Nel Mediterraneo vivono tra 1.200 e 1.400 balenottere comuni. Raccontare la storia di una di loro, dal porto di Trieste fino al museo, significa parlare di ricerca, di conservazione e del legame tra un territorio e il suo mare.